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… Eh, si fa presto a dire “facciamo una recensione” su questo romanzo, cari Fedeli Utenti.

Il vostro Kam qui si è trovato un pochino in difficoltà. Questo è un libro duro. Duro da leggere, duro da “entrarci dentro”, duro secondo me anche da scrivere. Immaginatevi presentarvelo!

Partiamo, come sempre, dalla fine! Ovvero proprio dalla quarta di copertina: “Come una fotografia che improvvisamente si anima, in uno spazio e in un tempo preciso, scorrono storie di vita in presa diretta con personaggi che agiscono e interagiscono in una disperata e desolata assenza di motivazioni, nel trionfo della banalità, sullo sfondo di un “profondo nord” pieno di contraddizioni.”

Avete letto? Ok, se siete di quelli che mettono da parte le recensioni fate Copia&Incolla di tutto questo testo ma poi cancellate le righe qui sopra appositamente separate da uno spazio: il libro (secondo l’umile opinione del vostro beneamato Kamenzind) è un altro.

Io sono nato e cresciuto nel centro Italia, dove la nebbia è poco più di una leggenda urbana. Ora vivo a Torino e qui ho imparato qualcosina di più in merito. Con coscienza di causa ora posso dire che questo libro “vive” nella nebbia. Ci sguazza. Con tutto ciò che ne consegue.

Chi la nebbia non la conosce, non l’ha mai attraversata, probabilmente qui non ci si ritroverà poi tanto.

Perché la nebbia è sfuggente ma allo stesso tempo incredibilmente presente. Opprime con la sua inconsistenza vaporosa che fa sembrare diabolica la sua capacità di annullare tutto ciò che ci circonda.

Rende pericolosi i passi altrimenti sicuri. Bagna, infradicia, sfuma i contorni fino a cancellarli, intristisce se non, a volte, riesce a fare quasi paura.

Lo spazio ed il tempo si annullano, si sciolgono ed evaporano nelle goccioline che vi circondano; tutto si liquefà ed inizia a turbinare su se stesso, non sapendo dove meglio altro andare. Si inizia a camminare in tondo senza accorgersene, con la sensazione costante di “eppure qui ci sono già stato…”

Se non siete pronti ad immergervi nella nebbia, se non la conoscete, comprate pure questo libro ma mettetelo da parte per quando crederete di potercela fare, non fate i coraggiosi per forza. Leggerete solo un libro che non vi piacerà. Le sue ridondanze continue, al limite del morboso, dell’accanito, sfiancano chi si è avventurato convinto che tanto quella massa grigia fosse solo un “banco di pochi metri”; indicano invece la strada ai naviganti esperti, quelli che hanno il pelo sullo stomaco.

Avete mai provato a fotografare la nebbia? Non ne cavereste niente probabilmente. Dovreste essere pazienti per più di un motivo: sono pochi i soggetti che sfidano il muro impalpabile e appaiono e scompaiono in una frazione di secondo.

Qui sta la forza ed il coraggio di Angelo Ricci.

I personaggi che vediamo per pochi attimi, per poi ritrovarli nel nostro peregrinare scomposto ancora per un istante, mescolandosi tra di loro, sono colti così, come per sbaglio; come vecchie polaroid.

Ricci è un esordiente. Questo è il suo primo romanzo e, mi ci gioco il notebook, glielo faranno notare in molti parlando del fatto che deve migliorare la “struttura”, i “tempi narrativi”, che le ridondanze possono sembrare “manieristiche” e blablablablabla.

Io personalmente, e qui mi ci gioco pure il PC fisso, credo che l’autore volesse fare proprio quello che ha fatto! Se avesse voluto migliorare struttura, tempi o quant’altro lo avrebbe fatto! E’ un coraggioso, l’ho detto, e ci ha proposto con forza, ci ha quasi imposto queste visioni forzate, rutilanti anche nella loro immobilità, nei loro arrotolarsi su loro stesse, perché così voleva sbattercele in faccia. E basta.

Questo romanzo non porta da nessuna parte. Perché vive nella nebbia. E nella nebbia rimane. Qui i personaggi a volte riescono anche ad incontrarsi mentre percorrono i propri sentieri ma non fanno più che ignorarsi o scontrarsi con una disinvoltura inquietante.

Non sono “disperati”, tantomeno “banali”. Sono quello che sono. Sono quello che potremmo essere anche noi se qualcuno ci vedesse muoverci nel Grande Grigio. Qui il vero trionfo è solo quello della “cattiveria” dell’autore.

Noi in fondo in quella nebbia non avevamo mai pensato di entrarci. Avevamo visto che tempo c’era ed avevamo pensato bene di stare a casa.

Non preoccupatevi ci ha pensato lui a farci guardare lontano, fuori dalla finestra. E quel che c’era, c’era. E quel che c’è rimasto, c’è rimasto.

Mannaggia a lui.

Buona lettura.

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120 pagine – 2008 – Manni Editori – Piero Manni srl – ISBN 978-88-6266-090-7
Peso 198 grammi – Prezzo € 11,00 – (Euro 55,56 al Kilogrammo; vedi nota a fine recensione)

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* Da bere durante la lettura: … Ceres c’è, rigorosamente! Sennò a ”Sticazzi” chi lo sente? A parte tutto, un po’ di “benzina” aiuta nella lettura. Nella nebbia cammina e inciampa di più chi tentenna troppo o chi va troppo di corsa. Andare un tantino “sciolti” pare essere la migliore strategia.

* Colonna sonora consigliata: Angelo delle nebbia (Ligabue), Nebbia in Val Padana (Cochi & Renato), Smoke on the water (Deep Purple), in somma, state sull’onda! 😉

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Nota confronto libri/alimenti (ennesimo sproloquio gratuito by Kamenzind)

Molti di noi consumano un quantitativo di calorie (derivanti dagli alimenti che mangiamo) superiori alle nostre reali necessità. Queste calorie hanno un costo in termini di euro, di tempo necessario a smaltirli o di sensi di colpa se non li smaltiamo.

Io propongo un baratto: risparmia calorie (ed euro) ed investi in questo libro!!!

Ecco con cosa barattare Notte di nebbia in pianura:

– rinuncia a n.2 “Big Mac menù” – calorie risparmiate ca. 2.233 (circa 4 ore e mezza di cyclette!)

Ti avanzeranno i soldi per un paio di insalate scarse ma avrai guadagnato un buon libro! (e il tuo fegato te ne sarà grato!)

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