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stefano-di-marinoStefano Di Marino è uno degli scrittori italiani di action/adventure thriller più seguiti dagli appassionati. Ha pubblicato, tra gli altri: Per il sangue versato (Mondadori), Lacrime di drago (Mondadori), Quarto Reich (Piemme), Il cavaliere del vento (Piemme). È autore di libri di viaggio e di saggi sul cinema e sulle arti marziali. Con lo pseudonimo di Stephen Gunn , firma da 14 anni Il Professionista, una delle più fortunate serie italiane di spionaggio pubblicata su “Segretissimo”e ristampata in TEA. –

Questo è quello che potrete trovare scritto sulla quarta di copertina di uno dei suoi libri, ma non rende l’idea. Assolutamente!

Volete sapere di chi stiamo parlando? Allora spendete 5 minuti del vostro tempo e date un’occhiata qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Di_Marino

Ok. Ora che vi siete documentati potete andare avanti e leggere l’intervista che Stefano ci ha gentilmente concesso. Buona lettura!

 

Ciao Stefano e benvenuto.
Vorrei iniziare chiedendoti di raccontarci come ha avuto inizio la tua carriera.
L’inizio ‘ vero’ risale ai miei quattordici anni, quando ho cominciato a scrivere regolarmente, ogni giorno. A mano e poi con la macchina. Migliaia di pagine macinate, una gran scuola. Però senza nessun controllo esterno e quindi un apprendistato incompleto. Il primo racconto l’ho pubblicato su Segretissimo nel 1985..poi ho collaborato con diverse riviste di vario genere sino all’esordio narrativo nella collana Nero Italiano. 1990, il titolo era Per il sangue versato.
A oggi, quanti libri hai pubblicato?
Più di 60 tra edicola e libreria che sono canali un po’ diversi che si ignorano abbastanza vicendevolmente .
Hai scritto tantissimo, sei soddisfatto delle tue pubblicazioni o c’è n’è qualcuna che non presenteresti più? E per quale motivo?
Per la verità sono contento del 70% della mia produzione. I lavori che ricordo con meno piacere sono quelli dove ho dovuto accettare troppe regole o paletti. Per esempio anni fa scrissi sia per fabbri che per de Agostini dei romanzi per la Scolastica credendo ingenuamente di poter raccontare le storie che avrei voluto leggere io da ragazzo. Invece no, i libri per la Scolastica devono piacere agli insegnanti e hanno sempre un risvolto didascalico se non moralista che proprio non mi aiuta a creare con il piacere di raccontare. Che , alla fine, è la cosa più importante.
Hai voglia di parlarci del tuo amore per le arti marziali?
Gli sport da combattimento sono stati e sono tutt’ora anche se in maniera più pacata di un tempo una parte importantissima della mia esistenza. Mi hanno permesso di conoscere non una ma diverse culture molto particolari che mi hanno profondamente influenzato. Le arti marziali sono da sempre espressione dell’epoca e della società che le pratica. Io ho iniziato con l’approccio più tradizionale con le discipline più diffuse in Italia, quelle giapponesi(Judo e Karate). Da qui è nata la passione per l’oriente e i desiderio di visitarlo, di capire anche altri aspetti della storia e della cultura. E questo mi ha portato a capire che l’oriente non è un tutto unico e organico ma una serie di varietà. Studiare il Tai Ji, per esempio mi ha aperto le porte della cultura cinese che, sotto il profilo dell’espressione artistica e corporale,è la più ricca e complessa. Nel frattempo – ero giovane- cercavo la realtà del combattimento e mi sono orientato verso quelle forme più realistiche di combattimento qui compresa la Boxe Française Savate che è legata alla nostra cultura europea. Oggi va soprattutto l’MMA, il Mixed Martial Arts che non è solo un misto gladiatorio di varie discipline ma ha dietro una cultura tutta differente, moderna, globalizzata, molto interessante. Da un punto di vista umano e professionale l’esperienza degli sport da combattimento è una scuola di vita. Dall’esterno può sembrare un po’ rozza, anche violenta, lo ammetto, però è il modo in cui ho vissuto la maggior parte della mia vita e ne sono contento.
Libri, cronaca, fumetti, cinema… Quanto si documenta uno scrittore? Deve farlo? O basta essere portati e con una buona dose di dialettica e fantasia?
La documentazione, la curiosità sono la linfa vitale del nostro lavoro. Non sono per il narratore che se ne sta chiuso nella sua stanzetta a creare universi. La curiosità verso il mondo, esperienze di vita differenti sono fondamentali quasi quanto la visione di film, la lettura di libri e fumetti. Alla fine uno si crea un suo Immaginario che va sempre alimentato. Per me non c’è emozione più grande, ogni tot anni, che scoprire una fascia di cultura popolare che prima ignoravo. A quel punto me ne faccio delle scorpacciate e la ricucino a modo mio.
Come promuovi il tuo lavoro?
Fondamentalmente il mio ufficio stampa sono io. Al di fuori delle possibilità che ti fornisce la Rete che una volta non esistevano, partecipo a moltissime presentazioni di cose mie e di altri, perché dei nuovi talenti non si deve avere timore ma anzi vanno incoraggiati perché più sale la professionalità meglio si lavora. E ogni volta che partecipo a una serata anche per sponsorizzare magari un nuovo autore o autrice, diventa anche un’occasione per me di farmi conoscere.
Se non avessi scritto, cosa avresti voluto fare nella tua vita?
Ah proprio non lo so…non è che sappia fare molto altro… probabilmente mi sarebbe piaciuto diventare maestro d’armi al cinema, o il fotografo…
Prossime pubblicazioni?
A brevissimo un’antologia intitolata ‘ Il mio vizio è una stanza chiusa’ che ho curato scrivendo un saggio sul cinema argentiano e raccogliendo racconti thriller a tema di amici e colleghi. Tra i nomi Barbara Baraldi, Andrea Carlo Cappi, Claudia Salvatori, Danilo Arona… a febbraio esce il 28 episodio della serie il Professionista “Un tiro all’italiana” e poi ho in programma racconti di vario genere, tra l’horror e il thriller. Attualmente sto pubblicando un Giallo su Confidenze… sempre di carattere argentiano ma, ovviamente, con una dose più ridotta di sangue e violenza.
Un consiglio per gli amici che sognano di intraprendere una carriera letteraria?
Non è un lavoro che si fa per fama o soldi. Riserva moltissime soddisfazioni ma anche molte amarezze. La cosa importante è capire che il lavoro del narratore non è solo creare delle belle storie ma saperle anche piazzare, vendere, farsi pagare. E accettare innumerevoli frustrazioni. Se uno non è disposto ad affrontare tutto questo e come un pugile che sale sul ring e pretende di non prendere neanche un pugno… meglio che faccia un’altra cosa. Lo so che non suona molto incoraggiante, ma è la realtà.
Un consiglio spassionato per chiunque leggerà questa intervista
Coltivate i vostri sogni…intanto benvenuti nel mio….un abbraccio a tutti…
Grazie Stefano, per la disponibilità, la franchezza e i consigli. Intervistarti è stato un vero piacere!

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