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wunderkind

… alla faccia dell’esordiente! Dicevo, proprio pochi giorni fa a mia moglie “… Guarda te, qui è pieno di esordienti! Cavolo, il primo che si alza gli pubblicano un libro!”. Il giorno dopo inizio Wunderkind. Lo stesso giorno, leggendo, dopo capisco che mia moglie ha ragione quando dice che ogni tanto potrei evitare di dire stupidaggini…

Io non racconto le trame, lo sapete oramai, ma se avete mai mangiato un ovetto Kinder forse avrete fatto anche voi l’associazione con Wunder (meraviglia) e Kind (ragazzo). Non so nemmeno se la traduzione è giusta (troppo pigro per cercare sul web), ma a me è venuta così.
Secondo me è quella prima parola che rende il senso di questo scritto di D’Andrea: la Meraviglia.
Peccato che la “parola” in questione sia stata fin troppo usata, fino al logorio, in troppi testi; forse risulta utile fare una specifica.
Vi ricordate di quando eravate bambini, ma proprio bambini bambini? Quando vi raccontavano delle fiabe o delle storie (o ve le raccontavate tra amichetti e amichette)? Li c’era Meraviglia.
Non nel senso di rimanere a bocca aperta, ma nel modo nel quale quelle storie meravigliose, impossibili, superbe, e anche eccessive, a volte anche raccapriccianti, vi rimanevano dentro. Le sognavamo, magari, anche per più di qualche notte. E ci divertivano e ci spaventavano e poi magari giocavamo ad essere quei personaggi.
Ed era bello ed era naturale. Naturale, si. Perché per noi erano storie vere.
Non vere vere, certo, ma in fondo in fondo… chissà…
Poi siamo diventati più grandi e di certe storie abbiamo iniziato a sorridere… Alcuni, purtroppo, a sorridere di chi ne sorrideva.
Nel 2009, però arriva il caro D’Andrea G.L. e ci riporta indietro. Di anni. In un attimo. Con un trucco. E senza che ce ne accorgiamo! Viene da pensare: “Che figlio di buona donna!” ;)))
Eh, già, perché tu sei li che leggi tranquillo per i fatti tuoi. Poi incontri il nostro personaggino principale che se ne sta lì a farsi sbatacchiare a destra e a manca dall’armata Brancaleone dei buoni, portato di peso in un quartiere non segnato sulle mappe che si apre solo a chi sa dove guardare, dove esseri umani e non, dotati di molti, particolari poteri iniziano ad affacciarsi ad ogni angolo di strada.
Tutto poi inizia a correre rapido, anche se la storia ha un che di indolente, nella trama, che lascia sempre la voglia di girare subito pagina per vedere cosa diavolo sta per succedere poi.
Ed il bello sapete qual’è? E’ che voi vi ci trovate dentro come se foste là!
Non posso garantire a tutti che l’effetto sia quello. Chi si pone alla lettura di questo libro deve lasciare per un momento da parte la carta di identità e scordarsi quanti anni ha. D’Andrea con la sua penna docile sembra disegnare a china le scene, gli spazi, le ambientazioni. I dialoghi. Le atmosfere.
I tratti sono decisi e netti, senza però portarsi appresso tutto quello che c’è da vedere. Sono disegni in bianco e nero, anzi meglio nero su bianco, dove sta al lettore aggiungere quello che manca, come farebbe un ragazzo con quel dono fantastico che è la fantasia.
Eppure a quattordici anni ci si inizia a rendere conto che il mondo non è proprio come lo si immaginava da bambini. A volte si inizia a vedere piccolo quello che gli occhi da bambini ci facevano sembrare immenso e quelle strade che sembravano piatte e facili da percorrere si rivelano piene di buche e a volte sembrano perdersi nella nebbia.
Sarà facile immedesimarsi in Caius che, giusto a questa età, si ritroverà a vedere letteralmente stravolta, in pochi giorni, tutta la sua vita.
Conoscerà personaggi strani, assurdi, equivoci. La sua Parigi placida e conosciuta si trasformerà in un luogo misterioso, popolato da esseri dotati di strani poteri che vivono in un quartiere non segnato su alcuna mappa. Qui il Male ed il Bene perdono la maiuscola e si mescolano tra di loro. Caius si troverà trascinato da un lento fiume melmoso di avvenimenti, lento e pieno di insidie dal quale pare impossibile uscire.
Caius è il Wunderkind, anche se cosa significhi in realtà pare che nessuno voglia spiegarglielo; la sola sicurezza è che il Wunderkind è in pericolo… o è un pericolo. Questo sta a voi tentare di decifrarlo.
Verrete trascinati anche voi dalla storia, ve l’assicuro e, senza accorgervene, quando sarete in giro per la vostra città vi troverete a pensare se conoscete davvero davvero tutti gli angoli di quelle strade che percorrete da anni.
Il Dent de Nuit, il quartiere magico, segreto, dove Caius conoscerà paura, orrore ma anche amicizia e abnegazione, è un mondo melanconico, in fondo, molto diverso dai regni della Fantasy che siamo abituati a conoscere, dove i sogni si tramutano in realtà ed i ricordi in magia, ma è un mondo duro quello dove per evocare la magia i tuoi ricordi li perdi, un luogo leggendario dove si aggirano personaggi leggendari anche per i propri abitanti.
Che il cielo abbia pietà del Wunderkind e di tutti noi.
In definitiva compratelo. Perché è un libro buono da leggere e perché così magari gli pubblicheranno anche il seguito e potremo finalmente vedere come va davvero a finire! 🙂
Vostro devoto, come sempre,
Kamenzind
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391 pagine – 2009 (prima edizione) – Arnoldo Mondadori Edizioni – ISBN 978-88-04-58500-8
Peso 479 grammi, € 17,00 – 35,39 €/Kg (vedi nota a fine recensione)

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* Da bere durante la lettura: whisky di quelli veri, delle isole scozzesi, torbati, con il loro buon profumo di iodio e fumo, quelli che sanno di rimembranza e di racconti attorno al focolare insieme ai vecchi del paese. Se siete analcolici (brrrrr… ma il mondo è vario…) sceglietevi una bibita della fanciullezza, quella che se ci pensate ancora se sentite il profumo (Gazzosa? Spuma? Cedrata? Foss’anche la coca cola per i più giovani va bene lo stesso!)

* Colonna sonora consigliata: qui ci vedo bene gli ossimori! A seconda dell’umore o dei gusti sceglietevi una compilation di musica rinascimentale (ottimi i mix di musica sacra e popolare) o mettete giù i vecchi ma mai dimenticati, lisergici Doors!

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Nota confronto libri/alimenti (ennesimo sproloquio gratuito by Kamenzind)

Molti di noi consumano un quantitativo di calorie (derivanti dagli alimenti che mangiamo) superiori alle nostre reali necessità. Queste calorie hanno un costo in termini di euro, di tempo necessario a smaltirli (cyclette, step, ecc.) o di sensi di colpa se non li smaltiamo.

Io propongo un baratto: risparmia calorie (ed euro) ed investi in questo libro!!!

Ecco con cosa barattare questo libro:

rinuncia a n.3 “Big Mac menù” calorie risparmiate ca. 3.350 (più di 6 ore di cyclette!)

Ti avanzeranno ancora un paio di euro per un insalata scarsa e avrai guadagnato un buon libro! (e il tuo fegato te ne sarà grato!)

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