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Immaginate per un attimo che ogni pagina del libro che avete appena acquistato non contenga alcuna parola o frase. Immaginate di scollegare il senso che quelle parole o frasi dovrebbero avere dai caratteri tipografici. Immaginate di staccarle dalla rilegatura quelle pagine, di armarvi di nastro adesivo e di incollarle una dopo l’altra su un muro della vostra stanza. Ora allontanatevi un attimo; mettetevi comodi e guardatele sfocando leggermente lo sguardo. Dopo poco inizieranno ad apparirvi quelle che potrebbero sembrare una serie di piccole fotografie. Guardando meglio vi accorgerete, invece, che sono piccoli dipinti, disegni a china, carboncino, acquerelli. A volte ripassato con colori ad olio. I toni tendono al grigio, ma le sue sfumature sono sempre sorprendenti.

 

Arduino non racconta ma mostra, raffigura. Tratteggia con l’uso sapiente del chiaroscuro. La sua mano è sicura, i suoi tratti essenziali, decisi. Diretti.
I due personaggi appaiono per differenza. Non sono loro a spiccare: risaltano tra gli spazi delle sapienti pennellate, tra i grani degli strati di grafite. Sono lo spazio diffuso tra le cromie dei contorni.

 

Sissa e Martina, vivono in una delle famose dimensioni fisiche parallele tanto care agli scienziati: distante da noi solo pochi milionesimi di millimetri eppure irraggiungibile ed inconoscibile per chi non ci vive dentro. Non per questo è, però, meno reale: il loro mondo, che alcuni hanno definito ovattato e distante, è in realtà la loro vita: vera, sofferta, lacerata.

 

Due donne che non hanno età, scivolanti nel loro tempo parallelo fatto di “morfina mentale” (l’autore mi perdoni l’azzardo) scandito dallo scorrere degli eventi e dal loro tentativo di sopravvivervi. L’una impossibilitata a rapportarsi al mondo, del quale non è capace di metabolizzare gli stimoli, l’altra oramai capace di farlo solo attraverso incontri fatti di violenza e animalità, cercando nella forza brutale della realtà la via d’uscita da un sogno. Due anime distanti che si ritrovano a rifuggire/rifugiarsi l’una nell’altra, con l’affiatamento che nasce dallo stridere delle loro differenze. Le vedremo insieme, dipinte insieme con toni diversi, ma con le stesse ombre. Potrete annusarle: sanno di diluente e trementina. Hanno quello che fa la differenza tra una foto e un dipinto: hanno il senso della realtà.
L’erotismo, il sesso, i sogni, i silenzi. Nessun lirismo o elegia. Qui sono quello che sono, senza nessuna concessione. Sono semplicemente veri, come tutto il resto del libro. Mi ripeto: Arduino non racconta ma mostra, raffigura.

Vi consiglio di non leggere “Chiudimi le labbra” in metropolitana o in fila alla posta. Leggetelo a casa, in un ambiente che vi sia confortevole e che vi riaccolga serenamente: è fin troppo facile lasciarsi scivolare nelle suggestioni di Sissa e Martina; credetemi ne avrete bisogno! I colori di quei quadretti tendono a rimanere freschi, a non asciugare. Tendono ad appiccicarsi alle dita.

Buona lettura!

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Pubblicazione: maggio 2005
Pagine: 115

* Colonna sonora consigliata: Billie Holiday; partite con “Don’t Explain” e arrivate dove volete!

* Da bere durante la lettura: niente alcolici; consiglio limonata fatta in casa: aspra al punto giusto ma corroborante!

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